Videogiochi, false informazioni e incompatibilità. Come una società polacca ha perso più di un miliardo di euro in pochi giorni e rischia diverse class-actions internazionali

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di Mascheroni & Associati

Febbraio 03, 2021

La CD Projekt S.A., società di videogiochi con sede a Varsavia, è finita al centro delle polemiche dopo che il suo ultimo prodotto ha mancato le promesse fatte.

Più di un miliardo di euro di capitalizzazione sfumato nel giro di pochi giorni e la minaccia di molteplici class-actions da parte degli investitori: succede alla società polacca CD Projekt S.A. ed all’ultima creazione del suo studio di sviluppo di videogiochi, Cyberpunk 2077 (che trae ispirazione dal gioco di ruolo da tavolo chiamato Cyberpunk 2020).

La vicenda è recente: il 10 dicembre 2020 va sul mercato, dopo otto anni di lavorazione e diversi posticipi del lancio, quello che era previsto come il prodotto di punta per i prossimi anni della società con recensioni entusiaste dei giornalisti che avevano avuto la possibilità di provarlo in anteprima sulle console di nuova generazione (PlayStation 5 e Xbox Series X) o su computer.

Lavori di queste dimensioni e complessità necessitano di una grande potenza di calcolo per poter funzionare adeguatamente e molti temevano che le capacità delle console della generazione ormai passata non fossero sufficienti. Tuttavia, i dirigenti della società di Varsavia hanno più volte assicurato che il gioco non avrebbe presentato problemi anche sulle vecchie macchine e l’Amministratore Delegato, Michał Kiciński, durante la conferenza con gli investitori dello scorso 25 novembre (due settimane prima del lancio) ha affermato che il gioco si comportava “sorprendentemente bene” anche sulle console di vecchia generazione.

Tuttavia, la prova dei fatti è stata molto diversa: il 10 dicembre, già a poche ore dal lancio, hanno cominciato a diffondersi su internet voci sull’incapacità delle vecchie console di reggere il gioco, rendendone impossibile per milioni di acquirenti l’utilizzo. Una notizia di questo genere ci ha messo pochissimo tempo a fare il giro del mondo e a frenare drasticamente le vendite.

Le conseguenze finanziarie per la CD Projekt S.A. sono state drammatiche: tutte le previsioni di vendita e quindi di fatturato sono state disattese e, sebbene i documenti finanziari della società mostrassero che già solo i pre-ordini avessero coperto i costi di sviluppo e marketing, il valore in borsa della società è colato a picco. Nei cinque giorni successivi al lancio del gioco il valore delle azioni della società è crollato di oltre il 25%, bruciando così attorno al miliardo e mezzo di euro di capitalizzazione, e successivamente alla decisione della Sony di sospenderne la distribuzione sulle sue piattaforme digitali è ulteriormente sceso, assestando un altro duro colpo a tutti coloro che vi avevano investito (i soli soci fondatori hanno perso più di un miliardo di euro).

Di fronte a queste perdite improvvise ed inaspettate - anche e soprattutto a causa delle rassicurazioni da parte della dirigenza della CD Projekt S.A. - diversi investitori si sono rivolti agli avvocati. Una prima class-action è stata organizzata dallo studio legale Rosen di New York e una seconda dallo studio legale Schall Law di Los Angeles sulla base del fatto che la società di Varsavia avrebbe fornito false dichiarazioni al fine di ottenere benefici finanziari, violando così i paragrafi 10(b) e 20(a) del Securities Exchange Act del 1934 e il Regolamento 10b-5 promulgato dalla Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense. In termini estremamente simili, poi, una terza class-action è stata promossa dallo studio legale Bragar, Eagel & Squire di New York.

Sebbene in italia non si abbiano notizie di investitori o di azionisti che, colpiti da questo crollo di valore della società, abbiano deciso di rivolgersi agli avvocati per denunciare il comportamento della CD Projekt S.A. e chiedere un risarcimento, non significa che ciò non possa avvenire. In fin dei conti, le promesse e le rassicurazioni fatte - e rivelatesi poi false - dai massimi livelli della società polacca hanno influito significativamente sul valore delle azioni di una società che è quotata presso la borsa valori di uno Stato membro dell’Unione europea e questo, stanti le previsioni del Decreto Legislativo n. 58 del 24 febbraio 1998 (il cd. Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, o TUF), è un aspetto che ben può rilevare anche all’interno del nostro ordinamento nazionale.

Infatti, il secondo comma dell’articolo 182 del TUF estende la competenza dei giudici italiani anche ai fatti verificatisi fuori dai confini nazionali ma “concernenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione ... in un mercato regolamentato italiano o di altri Paesi dell'Unione europea”. C’è da ammettere, però, che su questo punto la dottrina non è univoca nell’estendere la competenza dei giudici a qualsiasi fatto avvenuto al di fuori del territorio nazionale solo perché questo ha influenzato il valore di strumenti finanziari scambiati in una borsa europea.

Permane, comunque, il fatto che le condotte tenute dai dirigenti della CD Projekt S.A. integrano pienamente il reato di manipolazione di mercato previste dall’articolo 185 del TUF. Questo perché la norma sanziona la semplice diffusione di notizie false idonee “a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari”, senza che sia necessario l’effettivo verificarsi di questa alterazione. In altre parole, questo reato, come spiegato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 53437 del 28 novembre 2019, è “di mera condotta e di pericolo concreto e si consuma nel momento stesso in cui la notizia ... viene comunicata o diffusa”.

In questo caso, comunque, le false informazioni diffuse - per di più da soggetti la cui posizione all’interno della società ben poteva influenzare la fiducia degli investitori - in merito alla compatibilità di Cyberpunk 2077 con le console di vecchia generazione sono state idonee a provocare una “sensibile alterazione” del prezzo delle azioni della CD Projekt S.A., nel senso che le prospettive di vendita così falsate hanno mantenuto in modo artificioso il prezzo delle azioni ad un livello sensibilmente diverso da quello che sarebbe stato raggiunto se le dinamiche del mercato avessero operato liberamente (il mantenimento artificioso di un prezzo viene incluso dalla Corte di Cassazione, nella sentenza n. 3836 del 13 settembre 2016, tra le forme di manipolazione del mercato). Fatto che è stato poi ampiamente comprovato dal crollo repentino delle azioni a causa della diffusione delle (vere) notizie di incompatibilità.

Insomma, oltre agli aspetti di danno d’immagine causato dalle proprie stesse condotte, per il quale probabilmente ci vorranno anni di impegno per rimediare, ed ai riflessi sui prossimi bilanci della CD Projekt S.A., è molto probabile che la vicenda avrà anche dei risvolti legali notevoli, dato che le previsioni di punibilità per la diffusione di false informazioni sullo stato di un’impresa sono comuni a tutta l’Unione europea (lo stesso TUF è figlio di una legge, la n. 52 del 6 febbraio 1996, emanata per dare attuazione a diverse direttive comunitarie) e che le somme coinvolte sono tali da spingere qualsiasi investitore a chiedere l’accertamento della responsabilità dei dirigenti della società e il risarcimento per le perdite sugli investimenti.

Alessandro Tedeschi Toschi

 

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