Quali sono le migliori politiche in tema di diversity inclusion? L’esempio della Svezia

di Mascheroni & Associati

Febbraio 11, 2024

Work-life balance e gender equality: l’esempio svedese può fungere da modello in Italia?

La Svezia, da molti anni, si posiziona ai primissimi posti fra i paesi europei per quanto riguarda il cosiddetto “welfare”, il benessere garantito a livello statale a tutti i cittadini svedesi e che si esplica in concreto in molti aspetti della vita quotidiana - il lavoro, la famiglia, il tempo libero. 

Da un’analisi del “The Guardian Weekly” emerge che la Svezia abbia le politiche più innovative per il mercato del lavoro. Ciò non appare difficile da credere ove si vadano ad analizzare le clausole contrattuali dei contratti di lavoro svedesi riguardanti il  welfare aziendale, il work-life balance e la parità di genere sui luoghi di lavoro, che confermano che il principale interesse delle politiche aziendali dello Stato è proprio il benessere psico-fisico dei propri dipendenti.

La previsione della "wellness hour” - un’ora pienamente retribuita ed inserita all’interno del normale orario lavorativo che il dipendente ha il diritto di prendersi per curare il proprio benessere (andando in palestra, facendo una passeggiata etc) - oppure la concessione di 480 giorni di congedo parentale neutro che i genitori possono scegliere come dividersi, sono solo alcune delle iniziative che caratterizzano il welfare aziendale svedese. 

Una pratica, in particolare, che suscita un forte interesse è rappresentata dal “FIKA principle”, una tradizione radicata che prevede la possibilità - per i vari reparti aziendali, i “piani”, i settori o gli uffici -  di “staccarsi” completamente dall’attività lavorativa per bere un caffè tutti insieme, in un’ottica di socializzazione e aggregazione. L’obiettivo è di trascorrere del tempo tra colleghi al di fuori della mera attività lavorativa, imparando a conoscersi, a capirsi e a rispettarsi. È evidente che il fine ultimo è quello di empatizzazione con l’altro, aspetto che poi, ovviamente, incide positivamente anche in termini di rendimento aziendale. 

Tradizioni lavorative come quella menzionata contengono aspetti che ben potrebbero essere previsti anche in Italia. Specialmente nell’attuale periodo storico, il cui obiettivo è quello di promuovere la parità di genere negli ambienti lavorativi, potrebbe essere interessante puntare su queste piccole pratiche che, se portate avanti con costanza, hanno davvero la capacità di risultare funzionali alla creazione di una working atmosphere non solo più rilassata, ma soprattutto più inclusiva e attenta alle differenze. 

La stessa certificazione per la parità di genere prevista dall’UNI/PdR 125:2022 prevede, tra i numerosi KPI, l’elaborazione di meccanismi di aggregazione e di socializzazione nei luoghi di lavoro, al fine di ridurre le disparità e le discriminazioni denotate dalla differenza di genere e dalla gerarchia aziendale in generale.

Ecco che, in aggiunta alla predisposizione degli altri accorgimenti richiesti dal PdR 125, l’implementazione del “FIKA principle” può rappresentare un buon punto di partenza per le aziende che mirano ad ottenere la certificazione, in primis, e che hanno interesse alla costruzione di un mondo del lavoro che sia basato su valori forti come l’attenzione al benessere psico-fisico dei propri dipendenti e collaboratori, l’abbattimento delle discriminazioni ed il conseguente aumento della produttività, individuale prima, e aziendale poi. 

Dott.ssa Anna Chiavacci

Lo studio legale Mascheroni & Associati è disponibile e organizzato al fine di assistere al meglio la Vostra azienda con lo scopo di ottenere la certificazione parità di genere e con l’obiettivo di adeguare la Vostra impresa in ordine a tutti gli adempimenti richiesti dalla normativa vigente.

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